OTTOBRE MISSIONARIO 2025
LETTERA DEL SANTO PADRE PER LA GIORNATA MONDIALE MISSIONARIA
Cari fratelli e sorelle!
Per la Giornata Missionaria Mondiale dell’anno giubilare 2025, il cui messaggio centrale è la
speranza (cfr Bolla Spes non confundit, 1), ho scelto questo motto: “Missionari di speranza tra le
genti”. Esso richiama ai singoli cristiani e alla Chiesa, comunità dei battezzati, la vocazione
fondamentale di essere, sulle orme di Cristo, messaggeri e costruttori della speranza. Auguro a
tutti un tempo di grazia con il Dio fedele che ci ha rigenerato in Cristo risorto «per una speranza
viva» (cfr 1Pt 1,3-4); e desidero ricordare alcuni aspetti rilevanti dell’identità missionaria cristiana,
affinché possiamo lasciarci guidare dallo Spirito di Dio e ardere di santo zelo per una nuova
stagione evangelizzatrice della Chiesa, inviata a rianimare la speranza in un mondo su cui
gravano ombre oscure (cfr Lett. enc. Fratelli tutti, 9-55).
1. Sulle orme di Cristo nostra speranza
Celebrando il primo Giubileo ordinario del Terzo Millennio dopo quello del Duemila, teniamo lo
sguardo rivolto a Cristo che è il centro della storia, «lo stesso ieri e oggi e per sempre» (Eb 13,8).
Egli, nella sinagoga di Nazaret, dichiarò il compiersi della Scrittura nell’“oggi” della sua presenza
storica. Si rivelò così come l’Inviato dal Padre con l’unzione dello Spirito Santo per portare la
Buona Notizia del Regno di Dio e inaugurare «l’anno di grazia del Signore» per tutta l’umanità (cfr
Lc 4,16-21).
In questo mistico “oggi” che perdura sino alla fine del mondo, Cristo è il compimento della
salvezza per tutti, particolarmente per coloro la cui unica speranza è Dio. Egli, nella su vita
terrena, «passò beneficando e risanando tutti» dal male e dal Maligno (cfr At 10,38), ridonando ai
bisognosi e al popolo la speranza in Dio. Inoltre, sperimentò tutte le fragilità umane, tranne quella
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del peccato, attraversando pure momenti critici, che potevano indurre a disperare, come
nell’agonia del Getsemani e sulla croce. Gesù però affidava tutto a Dio Padre, obbedendo con
fiducia totale al suo progetto salvifico per l’umanità, progetto di pace per un futuro pieno di
speranza (cfr Ger 29,11). Così è diventato il divino Missionario della speranza, modello supremo
di quanti lungo i secoli portano avanti la missione ricevuta da Dio anche nelle prove estreme.
Tramite i suoi discepoli, inviati a tutti i popoli e accompagnati misticamente da Lui, il Signore Gesù
continua il suo ministero di speranza per l’umanità. Egli si china ancora oggi su ogni persona
povera, afflitta, disperata e oppressa dal male, per versare «sulle sue ferite l’olio della
consolazione e il vino della speranza» (Prefazio “Gesù buon samaritano”). Obbediente al suo
Signore e Maestro e con il suo stesso spirito di servizio, la Chiesa, comunità dei discepoli
missionari di Cristo, prolunga tale missione, offrendo la vita per tutti in mezzo alle genti. Pur
dovendo affrontare, da un lato, persecuzioni, tribolazioni e difficoltà e, dall’altro, le proprie
imperfezioni e cadute a causa delle debolezze dei singoli membri, essa è costantemente spinta
dall’amore di Cristo a procedere unita a Lui in questo cammino missionario e a raccogliere, come
Lui e con Lui, il grido dell’umanità, anzi, il gemito di ogni creatura in attesa della redenzione
definitiva. Ecco la Chiesa che il Signore chiama da sempre e per sempre a seguire le sue orme:
«non una Chiesa statica, [ma] una Chiesa missionaria, che cammina con il Signore lungo le strade
del mondo» (Omelia nella Messa conclusiva dell’Assemblea generale ordinaria del Sinodo dei
Vescovi, 27 ottobre 2024).
Sentiamoci perciò ispirati anche noi a metterci in cammino sulle orme del Signore Gesù per
diventare, con Lui e in Lui, segni e messaggeri di speranza per tutti, in ogni luogo e circostanza
che Dio ci dona di vivere. Che tutti i battezzati, discepoli-missionari di Cristo, facciano risplendere
la sua speranza in ogni angolo della terra!
2. I cristiani, portatori e costruttori di speranza tra le genti
Seguendo Cristo Signore, i cristiani sono chiamati a trasmettere la Buona Notizia condividendo le
concrete condizioni di vita di coloro che incontrano e diventando così portatori e costruttori di
speranza. Infatti, «le gioie e le speranze, le tristezze e le angosce degli uomini d’oggi, dei poveri
soprattutto e di tutti coloro che soffrono, sono pure le gioie e le speranze, le tristezze e le angosce
dei discepoli di Cristo, e nulla vi è di genuinamente umano che non trovi eco nel loro cuore»
(Gaudium et spes, 1).
Questa celebre affermazione del Concilio Vaticano II, che esprime il sentire e lo stile delle
comunità cristiane in ogni epoca, continua a ispirarne i membri e li aiuta a camminare con i loro
fratelli e sorelle nel mondo. Penso in particolare a voi, missionari e missionarie ad gentes, che,
seguendo la chiamata divina, siete andati in altre nazioni per far conoscere l’amore di Dio in
Cristo. Grazie di cuore! La vostra vita è una risposta concreta al mandato di Cristo Risorto, che ha
inviato i discepoli ad evangelizzare tutti i popoli (cfr Mt 28,18-20). Così voi richiamate la vocazione
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universale dei battezzati a diventare, con la forza dello Spirito e l’impegno quotidiano, missionari
tra le genti della grande speranza donataci dal Signore Gesù.
L’orizzonte di questa speranza supera le realtà mondane passeggere e si apre a quelle divine,
che già pregustiamo nel presente. Infatti, come ricordava San Paolo VI, la salvezza in Cristo, che
la Chiesa offre a tutti come dono della misericordia di Dio, non è solo «immanente, a misura dei
bisogni materiali o anche spirituali che […] si identificano totalmente con i desideri, le speranze, le
occupazioni, le lotte temporali, ma altresì una salvezza che oltrepassa tutti questi limiti per attuarsi
in una comunione con l’unico Assoluto, quello di Dio: salvezza trascendente, escatologica, che ha
certamente il suo inizio in questa vita, ma che si compie nell’eternità» (Esort. ap. Evangelii
nuntiandi, 27).
Animate da una speranza così grande, le comunità cristiane possono essere segni di nuova
umanità in un mondo che, nelle aree più “sviluppate”, mostra sintomi gravi di crisi dell’umano:
diffuso senso di smarrimento, solitudine e abbandono degli anziani, difficoltà di trovare la
disponibilità al soccorso di chi ci vive accanto. Sta venendo meno, nelle nazioni più avanzate
tecnologicamente, la prossimità: siamo tutti interconnessi, ma non siamo in relazione.
L’efficientismo e l’attaccamento alle cose e alle ambizioni ci inducono ad essere centrati su noi
stessi e incapaci di altruismo. Il Vangelo, vissuto nella comunità, può restituirci un’umanità integra,
sana, redenta.
Rinnovo pertanto l’invito a compiere le azioni indicate nella Bolla di indizione del Giubileo (nn. 7
15), con particolare attenzione ai più poveri e deboli, ai malati, agli anziani, agli esclusi dalla
società materialista e consumistica. E a farlo con lo stile di Dio: con vicinanza, compassione e
tenerezza, curando la relazione personale con i fratelli e le sorelle nella loro concreta situazione
(cfr Esort. ap. Evangelii gaudium, 127-128). Spesso, allora, saranno loro a insegnarci a vivere con
speranza. E attraverso il contatto personale potremo trasmettere l’amore del Cuore
compassionevole del Signore. Sperimenteremo che «il Cuore di Cristo […] è il nucleo vivo del
primo annuncio» (Lett. enc. Dilexit nos, 32). Attingendo da questa fonte, infatti, si può offrire con
semplicità la speranza ricevuta da Dio (cfr 1Pt 1,21), portando agli altri la stessa consolazione con
cui siamo consolati da Dio (cfr 2Cor 1,3-4). Nel Cuore umano e divino di Gesù Dio vuole parlare al
cuore di ogni persona, attirando tutti al suo Amore. «Noi siamo stati inviati a continuare questa
missione: essere segno del Cuore di Cristo e dell’amore del Padre, abbracciando il mondo intero»
(Discorso ai partecipanti all’Assemblea generale delle Pontificie Opere Missionarie, 3 giugno
2023).
3. Rinnovare la missione della speranza
Davanti all’urgenza della missione della speranza oggi, i discepoli di Cristo sono chiamati per primi
a formarsi per diventare “artigiani” di speranza e restauratori di un’umanità spesso distratta e
infelice.
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A tal fine, occorre rinnovare in noi la spiritualità pasquale, che viviamo in ogni celebrazione
eucaristica e soprattutto nel Triduo Pasquale, centro e culmine dell’anno liturgico. Siamo
battezzati nella morte e risurrezione redentrice di Cristo, nella Pasqua del Signore che segna
l’eterna primavera della storia. Siamo allora “gente di primavera”, con uno sguardo sempre pieno
di speranza da condividere con tutti, perché in Cristo «crediamo e sappiamo che la morte e l’odio
non sono le ultime parole» sull’esistenza umana (cfr Catechesi, 23 agosto 2017). Perciò, dai
misteri pasquali, che si attuano nelle celebrazioni liturgiche e nei sacramenti, attingiamo
continuamente la forza dello Spirito Santo con lo zelo, la determinazione e la pazienza per
lavorare nel vasto campo dell’evangelizzazione del mondo. «Cristo risorto e glorioso è la sorgente
profonda della nostra speranza, e non ci mancherà il suo aiuto per compiere la missione che Egli
ci affida» (Esort. ap. Evangelii gaudium, 275). In Lui viviamo e testimoniamo quella santa
speranza che è «un dono e un compito per ogni cristiano» (La speranza è una luce nella notte,
Città del Vaticano 2024, 7).
I missionari di speranza sono uomini e donne di preghiera, perché «la persona che spera è una
persona che prega», come sottolineava il Venerabile Cardinale Van Thuan, che ha mantenuto
viva la speranza nella lunga tribolazione del carcere grazie alla forza che riceveva dalla preghiera
perseverante e dall’Eucaristia (cfr F.X. Nguyen Van Thuan, Il cammino della speranza, Roma
2001, n. 963). Non dimentichiamo che pregare è la prima azione missionaria e al contempo «la
prima forza della speranza» (Catechesi, 20 maggio 2020).
Rinnoviamo perciò la missione della speranza a partire dalla preghiera, soprattutto quella fatta con
la Parola di Dio e particolarmente con i Salmi, che sono una grande sinfonia di preghiera il cui
compositore è lo Spirito Santo (cfr Catechesi, 19 giugno 2024). I Salmi ci educano a sperare nelle
avversità, a discernere i segni di speranza e ad avere il costante desiderio “missionario” che Dio
sia lodato da tutti i popoli (cfr Sal 41,12; 67,4). Pregando teniamo accesa la scintilla della
speranza, accesa da Dio in noi, perché diventi un grande fuoco, che illumina e riscalda tutti
attorno, anche con azioni e gesti concreti ispirati dalla preghiera stessa.
Infine, l’evangelizzazione è sempre un processo comunitario, come il carattere della speranza
cristiana (cfr Benedetto XVI, Lett. enc. Spe Salvi, 14). Tale processo non finisce con il primo
annuncio e con il battesimo, bensì continua con la costruzione delle comunità cristiane attraverso
l’accompagnamento di ogni battezzato nel cammino sulla via del Vangelo. Nella società moderna,
l’appartenenza alla Chiesa non è mai una realtà acquisita una volta per tutte. Perciò l’azione
missionaria di trasmettere e formare la fede matura in Cristo è «il paradigma di ogni opera della
Chiesa» (Esort. ap. Evangelii gaudium, 15), un’opera che richiede comunione di preghiera e di
azione. Insisto ancora su questa sinodalità missionaria della Chiesa, come pure sul servizio delle
Pontificie Opere Missionarie nel promuovere la responsabilità missionaria dei battezzati e
sostenere le nuove Chiese particolari. Ed esorto tutti voi, bambini, giovani, adulti, anziani, a
partecipare attivamente alla comune missione evangelizzatrice con la testimonianza della vostra
vita e con la preghiera, con i vostri sacrifici e la vostra generosità. Grazie di cuore di questo!
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Care sorelle e cari fratelli, rivolgiamoci a Maria, Madre di Gesù Cristo nostra speranza. A Lei
affidiamo l’auspicio per questo Giubileo e per gli anni futuri: «Possa la luce della speranza
cristiana raggiungere ogni persona, come messaggio dell’amore di Dio rivolto a tutti! E possa la
Chiesa essere testimone fedele di questo annuncio in ogni parte del mondo!» (Bolla Spes non
confundit, 6).
Roma, San Giovanni in Laterano, 25 gennaio 2025, festa della Conversione di San Paolo,
Apostolo.
FRANCESCO
Materiale per la Giornata Mondiale disponibile su :
FONDAZIONE MISSIO...OTTOBRE MISSIONARIO 2025
A partire da Domenica 5 Ottobre distribuiremo il materiale dell'ottobre Missionario (Sacchetti, Salvadanai, ecc.)
Domenica 19 Ottobre : Raccolta dei Salvadanai e Sacchetti, nell'Occasione della Giornata Mondiale dei Missionari



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